venerdì 6 febbraio 2015

NIPOTINA SEPARATA DAI NONNI


UN TRISTE CASO DI (IN)GIUSTIZIA ITALIANA.

Anno 2002. Due genitori in fase di separazione. Lei accusa il marito di abusi sessuali sulla figlia. 

Il Tribunale di Torino decide la sospensione dei rapporti anche con i familiari del padre, per evitare ulteriori sofferenze alla minore, e la affida alla custodia dei nonni materni, con diritto di visita da parte della madre. 

I nonni paterni, addolorati a causa della negazione del diritto di visita, chiedono al Tribunale di essere autorizzati ad incontrare la nipotina. 

Nel 2003, i servizi sociali, incaricati dal tribunale, esprimono un primo parere favorevole: i nonni possono incontrare la bimba, ma solo in presenza degli psicologi dei servizi stessi. 

Giustissimo. 

Si sa, i nonni possono essere molto terribili con i nipoti, e quindi ben venga la presenza di estranei, psicologi, che, nei loro uffici caldi ed accoglienti, predisposti proprio per creare un clima favorevole agli incontri familiari, salvaguardino e tutelino la sensibilità e l’incolumità della bambina dalle grinfie di due agguerriti e bellicosi vecchietti. 

Per tre anni i nonni vanno a questi benedetti incontri … ma, la nipotina non viene mai convocata dai servizi sociali. 

I servizi sociali, tuttavia, apprezzando la disponibilità e la pazienza dei nonni alla partecipazione a questi sicuramente piacevoli e solitari incontri con il loro personale, e verificata la mancanza di pericolosità sociale da parte dei vecchietti, esprimono parere favorevole affinché la bimba incontri finalmente i nonni. 

Nel frattempo, il padre viene assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste!) dall’accusa di abusi sessuali, ma gli psicologi dei servizi sociali che fanno? 

Esprimono parere negativo in merito al diritto di visita dei nonni, in quanto la bimba, incontrandoli, avrebbe potuto essere traumatizzata perché questi le ricordavano il padre, ormai assolto … (!?). 

Il Tribunale, tra una scartoffia e l’altra, condivide il parere dei servizi e nega il diritto di visita. 

Intanto, la bimba ed i nonni non si sono ancora incontrati.

Per farla breve, stanchi della giustizia italiana, i nonni ricorrono alla Corte Europea, a Strasburgo. 

La Convenzione Europea, infatti, stabilisce (art. 8) che ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare.

A questo punto, il giudizio della Corte nei confronti della nostra giustizia è molto duro. 


Essa ribadisce che: 

1) Il diritto alla vita privata e familiare include la piena realizzazione dei rapporti tra nonni e nipoti, che deve essere assicurata con contatti frequenti.

2) La realizzazione dell’interesse del minore impone prudenza e cautela, ma deve essere assicurato anche in tempi rapidi, perché il decorso del tempo (che in Italia è sempre eccessivo per tutto) può avere conseguenze irreparabili nei rapporti familiari. 

3) L’inerzia e i ritardi dei servizi sociali, hanno causato la mancata realizzazione del diritto di visita tra i nonni e la nipote.

4) Se vero che le misure di protezione del minore possono comportare la riduzione dei contatti con i familiari, nel caso in questione le autorità responsabili, forse più attente alle carte che alle persone ed ai loro legami, non hanno usato la dovuta diligenza. 

5) Vi è stata una grave incongruenza tra la sentenza di assolvimento del padre dalle accuse di abusi sulla figlia e la negazione del diritto di visita ai nonni, il tutto aggravato dai tempi biblici della giustizia italiana. 

In conclusione, la Corte europea (gennaio 2015) condanna l’Italia anche al risarcimento del danno in favore dei due nonni … ormai morti alla fine del 2014.

Giustizia è stata fatta!

Chissà se pagheranno, in qualche modo, anche i responsabili di tutto ciò?

Dott.ssa Lucia Pica


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